Preparare l’episodio: 3 motivi per stracciare il tuo script

stracciare

Quando si fa podcasting, almeno parlando di puntate a monologo, si è da soli, in
un’intimità quasi mistica con il proprio microfono.

Nessuno ci guarda, e questo ci dà una sostanziale libertà rispetto a uno YouTuber, per esempio, che deve curare le luci, il fuoco della camera, lo sfondo, e soprattutto la mimica facciale.
Con il podcasting le cose stanno diversamente perché nei nostri episodi il protagonista assoluto non è il volto, lo sguardo o una bellezza afrodisiaca, ma è la voce.
Quindi ciò permette un certo grado di libertà in noi podcasters, soprattutto perché nessuno ci “guarda”, e quindi sotto quel frangente potremmo anche realizzare i nostri episodi ignudi come vermi che tanto nessuno se ne accorgerebbe (ci abbiamo fatto tutti un pensierino almeno una volta, vero?).

Ed ecco che qui entra in gioco lo script. Di che cosa stiamo parlando? Di quel documento, che sia digitale o stampato, in cui si mette tutto ciò che bisogna dire nell’episodio. Non una scaletta, non uno schema, ma il discorso filato parola per parola.
Approfittando della libertà di cui sopra che lo strumento podcast ci dona, utilizzare questo
mezzo nella registrazione è una tentazione più che legittima.
Che cosa c’é di male in fondo?
Il tutto diviene molto più semplice. Ci si è preparati a priori tutto l’episodio e in fase di registrazione non bisognerà fare altro che leggerlo! Tric e trac, e la puntata è fatta, e nessuno si accorgerà del fatto che stavamo leggendo (risata malvagia di sottofondo).

Eppure mi duole annunciare che ci sono un paio di cosette in più da considerare.
Ecco i tre motivi che mi hanno spinto a lasciare la tecnica dello script.

Motivo #1 – Il tempo perso

Nella mia esperienza da podcaster alle prime armi avevo adottato anche io questo punto di vista un po’ naïve, pensando che uno script mi avrebbe semplificato notevolmente le cose in fase di registrazione e che mi avrebbe permesso di costruire bene una puntata.

Nulla da dire su questo, scrivevo tutto prima, quindi ero sicuro di quello che andavo a presentare: ero in una botte di ferro quando affrontavo il microfono. Tuttavia il problema risiedeva a monte: per riuscire a produrre uno script degno di questo nome, per una puntata di 20-30 minuti mi andava via tanto di quel tempo che non avete idea (metteteci anche in mezzo che sono un maniaco perfezionista, quindi elevate al cubo il valore che avevate ipotizzato). Dunque, partendo da questo presupposto, ecco che già l’utilizzo dello script si dimostra altamente inefficace, perché ciuccia senza pietà una delle nostre risorse più preziose.

Motivo #2 – L’espressività meno espressiva

Tuttavia si può obiettare ora dicendo: “Vuoi fare le cose bene? Devi fare dei sacrifici”.

Benissimo, ma come spieghiamo allora il fatto che, sebbene arrivassi in fase di registrazione tranquillo, alla fine ne uscivo non troppo soddisfatto del prodotto finale? Avrei potuto leggerlo meglio? Beh, quello sempre, ma vi ho già confessato la mia passione per la perfezione. Obiettivamente però avevo semplicemente letto un testo, e, riascoltandomi, percepivo che c’era qualcosa che mancava: la spontaneità.

La ragione stava nel tono, che peccava di quel pizzico di frizzantezza ed espressività che avrebbe dovuto avere nei punti cruciali. Questo perché pensavo perlopiù a seguire le parole scritte, invece che curare l’andamento della voce e soprattutto le pause (infatti nei primi episodi si sentivano di momenti in cui tiravo dei respiri per recuperare ossigeno che manco Dart Fener).

Motivo #3 – La crescita inesistente

Infine, l’ultimo tassello che mi ha permesso di dirimere questo dilemma risiedeva in una ragione più personale, inevitabilmente collegata al punto precedente. Uno dei motivi per cui ho iniziato a fare podcasting era anche per migliorare dal punto di vista della comunicazione, oltre che per esprimere i miei pensieri (senza contare anche fare i big money con le monetizzazioni per permettermi quel sontuoso attico a Nuova York).

Tuttavia, parliamoci chiaro: avendo sempre un testo sotto da seguire e limitandomi a leggerlo, sentivo che non progredivo. Era troppo facile avere sempre quell’aiutino che mi permetteva di articolare uno storytelling decente, ma delle mie capacità comunicative “raw” c’era ben poco. Infatti era difficile immaginare che, nella vita vera, avrei tirato fuori uno script preparato prima per parlare con gli amici al bar o per esprimere un’idea (anche se devo dire che la scena avrebbe suscitato una certa ilarità).

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Concludendo – Tuffati nelle acque gelide e molla il salvagente

Quindi tra tempo infinito di preparazione, mancanza di spontaneità e zero crescita comunicativa, indovinate un po’ cosa ho deciso di fare. Esatto, ho mollato il podcasting.

No, scherzo, ho semplicemente stracciato il concetto stesso di script.
Le prime volte è stato un trauma, proprio come entrare in acque gelide. Mettevo costantemente in pausa la registrazione e ricominciavo perché divagavo e non rispettavo il filo conduttore, e mi incespicavo preso dall’ansia, benché avessi sott’occhio uno schema piuttosto chiaro dell’episodio. Però, prova dopo prova, registrazione dopo registrazione, dopo averci sbattuto il nasino un bel po’ di volte sono riuscito ad abbandonare definitivamente lo script, e ora, tra alti e bassi (il mio percorso è lungi dall’essere completato) riesco a destreggiarmi meglio nei miei discorsi, con più spontaneità autenticità e anche soddisfazione personale che cercavo in questo mondo meraviglioso che è il podcasting.

Non avere paura di espanderti per lasciare la zona di comfort. Ecco dove risiede la gioia e
l’avventura.
— Herbie Hancock.

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