La forma del podcast

forma

Se hai letto il mio precedente articolo… (no, non è che voglio interrogarti è che si parlava di strategie e vorrei ripartire da lì, nel caso lo trovi QUI) hai capito cosa devi fare prima di pensare a realizzare il tuo podcast.

Adesso devi decidere quale forma dare al tuo podcast. Già perché ce ne sono davvero tante e magari tu potresti inventare una nuova modalità di modulare i contenuti audio.
Per essere concreti e rigorosi iniziamo con il dividere queste forme di podcasting in due grandi famiglie: per voce sola e in coro.

Per voce sola: ovvero la solitudine del podcaster destro

Ti metti davanti al microfono e parli: eh già, ti illudi di essere in radio. E magari ti viene la sindrome dei Pooh:

“il microfono è come un bambino: gli parlo e non so se dorme o mi ascolta”.

Credimi, l’importante è chi ci siano ascoltatori interessati. Sì, il modello radiofonico, da chiacchierata a rete libera funziona, se hai la verve per tenere accesa l’attenzione. E’ una delle due strade che ho scelto per il mio podcast Vendere Valore.

La tua scelta è sul registro: impostato tipo Radio24, sciallo tipo “Il ruggito del coniglio” (lo so, non è da solo, ma ci siamo capiti), personaggioso come “Qui si realizzano sogni” del bravissimo Filippo Chelli, noioso e monotono tipo… no , non si può dire, tutti i podcaster sono amici e poi fa numeri stratosferici! Prendi il passo e parti.

La seconda scelta della voce sola è l’arte, pura, totale, quella che fa sembrare le radiocommedie della RAI dei tempi d’oro dei lavori di una compagnia giovanile dell’oratorio, quella che deride le drammatizzazioni della BBC (mai sentito quella che traspone in audio-commedia The Lord of the Ring?): oggi nel mondo sono solo in due ad aver fatto questa scelta, di regalarci puntate perfette, senza sbavature: Rossella Pivanti e Francesco Tassi. Ecco, la seconda possibilità e cercare di imitarli. Ma differenziandoti. Il che non è banale. Altrimenti… beh altrimenti andiamo sul coro.

Il coro: ovvero più siamo più si fa casino

Se scegli la squadra anche qui hai più modelli.
Il più semplice è l’intervista, il mio secondo format: scegli una persona che abbia qualcosa di importante da dire ai tuoi ascoltatori, lo introduci, lo aiuti a tirare fuori il meglio, riassumi i punti principali. Io ho imparato da Marzia Tomasin di Periscritto.

Siamo in tanti, con sfumature diverse, a scegliere questa possibilità.
Una variazione sul tema è l’intervista all’ascoltatore: hai chiesto di lasciare domande, te le hanno fatto -in forma sonora su Telegram- inizi la puntata lanciando l’audio dell’ascoltatore e magari gli fai una domanda dal vivo -si fa per dire- in chiusura di puntata.

Sempre restando nelle due voci puoi optare per il duello, cioè il modello due galli nel pollaio. A seconda che tu scelga un registro serioso oppure uno tendente all’auto-ironia, ci deve sempre essere un conduttore che segna il tempo e i passi e un ospite, che non è un intervistato ma un co-conduttore, che gioca il ruolo del maggiore esperto. Io ho due podcast di questo tenore: quello serioso è Imprenditori di successo, con Francesco Smorgoni, quello più umoristico Brand Mastermind con Denise Calzolari. I Maestri del genere, con una trasmissione ormai conclusa, sono stati per me Alessio Beltrami e Luca Mazzucchelli in Lista d’attesa.

Oppure puoi giocarti il modello misto. In questo l’esempio fulgido è quello dio Alessandro Bari di Elettricista felice che nell’episodio mescola più schemi: da voce sola introduce il tema, riporta le telefonate fatte a diversi colleghi, riassume la situazione, spesso confusa, e poi intervista il massimo esperto dell’argomento. Ne esce così una puntata briosa e piena di interesse, divertente e affascinante anche se si cablature, interruttori, terra e salvavita ne capisci persino meno di me.

Concudendo

Se hai pensato “grappa Bocchino” immaginandoti Mike Bongiorno in cima al Cervino con una bottiglia in mano, sei vecchio come me, non rallegrarti.
Concludendo quello che conta è che tu scelga la tua forma, perché te la senti addosso, e la mantenga.

Cambiare ad ogni puntata destabilizza l’ascoltatore e non ti aiuta. Devi creare familiarità, questo è il vantaggio dell’audio, ed è la ripetizione del formato ciò che ti aiuta.

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