Da Pod-che!? A Pod WOW!

podwow

La prima volta che ho sentito parlare di podcast è stato in una calda e afosa giornata di fine settembre, in cui (dalle mie parti) o ti fiondi in mare o ti sciogli come un ghiacciolo a casa.

Io ero seduta in spiaggia quando, in un momento di noia, ero con il mio cellulare in mano a capire che cosa potevo fare per passare il tempo.
Mi ritrovo così a leggere un messaggio su Messenger di Giusi Valentini, la quale – in modo molto gentile – mi invitava ad ascoltare il suo podcast “Happy Daily”.

La mia reazione è stata: “pod che!?”

Ad ogni modo, non sono neanche andata a cercare tale termine su Google, ma ho seguito le istruzioni di Giusi su come ascoltare il suo podcast.
Scopro, così, che i podcast esistevano su Spotify (applicazione che fino a quel momento avevo utilizzato solo per ascoltare musica e creare le mie playlist).
Inserisco le cuffiette e mi ritrovo in un mondo incantato.

Avete presente gli occhi a cuoricino delle emoticon? Ecco: io avevo quella faccia…
Ho ascoltato non so quante puntate di Giusi tutte d’un fiato, attratta dalla sua voce, dai suoi argomenti e da questa novità del podcast!

WOW!!!

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Nei giorni seguenti, inizio a cercare altri podcast che possano interessarmi e vengo anche a conoscenza che non è solo Spotify l’unica piattaforma dove ascoltarli, ma ci sono delle app ad hoc in cui ascoltare solo ed esclusivamente podcast.

Dopo Giusi Valentini, segue l’ascolto di “Io credo” di Francesco Tassi, “Be My Diary” di Rossella Pivanti e “Passione Podcast” di Andrea Ciraolo.
Divento “cuffietta dipendente”, il che mi permette di fare lunghissime camminate veloci in compagnia di questa community di podcaster, che vorrei tanto conoscere e collaborare con loro.

Da tempo, volevo anch’io fare qualcosa con il web come un blog, ma non avevo mai avuto la spinta giusta per iniziare. Illuminante è stato il podcast di Andrea Ciraolo, perché – attraverso lo spiegare come fare un podcast passo dopo passo (dalla registrazione, all’editing, al sito di hosting e così via) – ho realizzato che anch’io potevo fare un podcast dal momento che a me piace molto parlare, conversare con le persone e ad avere il Nobel sull’essere logorroica.

Così mi sono messa a lavorare seriamente sui miei talenti, sulle mie competenze e passioni e nell’arco di pochissimi giorni mi sono ritrovata a progettare un podcast sulla comunicazione. L’originalità di questo podcast è quello di spiegare tutto ciò che avviene nella comunicazione e nelle relazioni attraverso un racconto metaforico. I racconti risvegliano la parte bambina che è in noi e ci aprono la mente, ormai sommersa dagli impegni quotidiani e dallo stress. La comunicazione si sviluppa in varie relazioni e quindi in vari luoghi…da qui il titolo al mio podcast: “I luoghi della comunicazione”.

Bene! Le prime puntate erano state registrate, avevo anche individuato il sito di hosting su cui caricare i vari episodi, avevo anche iniziato a mettermi in contatto con alcuni podcaster a cui facevo presente la mia volontà del fare un podcast tutto mio, ma mancava il coraggio di cliccare sul tab “Carica episodio”!

Eccola lì…la sindrome dell’impostore!!! Quella che ti dice: “Non ce la puoi fare!”. Mi viene in mente la mia insegnante di ginnastica ritmica: quando ero piccola e puntualmente dicevo che non ce la potevo fare lei mi sorrideva e dopo qualche minuto eccomi a fare quell’esercizio.

E così: sorriso sulle labbra, carico il primo episodio e da allora:
Teresa vs Sindrome dell’impostore – 11 puntate a 0.
Palla al centro!!!

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