Come creare e alimentare una Community (e costruirci un podcast)

come creare e alimentare una community

Da quando ho avviato il progetto Match and the City e la Community è cresciuta, la domanda che mi hanno fatto più spesso è:
“Come ti è venuto in mente di creare un blog su Tinder e le dating app?”
Le risposta che do è sempre la stessa ossia avevo accumulato così tanto disagio (anni di disagio) sulle App che a un certo punto a ottobre 2017 mi sono chiesta: “non è che là fuori c’è altra gente con lo stesso disagio?”.

Ho fatto una ricerca veloce su Facebook e ho visto che non esistevano Pagine italiane così verticali su questo argomento, mentre straniere ce n’erano già un po’ (la più famosa è Tinder Nightmares, 38k fan su Facebook, 2 milioni su Instagram e un libro di raccolta di screenshot all’attivo).
Allora mi son detta, la creo io!

Quando gli strateghi del marketing sono invitati a dare consigli su come avviare un proprio business, spesso viene fuori la parola “nicchia” ossia “trova la tua nicchia”. Non posso dissentire:

il mercato oggi è così saturo in qualsiasi settore che è difficilissimo emergere. Fare contenuti di qualità non basta. Non basta neanche buttare solo un sacco di soldi in campagne di advertising sui social network.

Credo anche io che sia fondamentale trovare la propria nicchia, o se non la si trova e si sceglie un argomento “inflazionato”, è fondamentale saper offrire un taglio diverso su quell’argomento: un taglio che altri non offrono.

Quanti blog di food, fashion, beauty, lifestyle, travel, ecc. ci sono?

E gli influencer di questi settori che voi seguite, perché li seguite? Solo perché hanno “tanti follower”? Non credo. Sicuramente è perché hanno un approccio, un tone of voice, una tipologia di contenuti che più si confà a voi. Ed è proprio in virtù di questa empatia che si stabilisce tra voi e loro, che loro riescono a “influenzarvi”. In questo caso lo dico nel senso buono del termine: io sono ben felice di farmi “influenzare” ad esempio da sex blogger o progetti sulla sessualità che mi arricchiscono con contenuti che non troverei altrove. Poi ok, io essendo una “del settore” (sono Social media manager e Digital Strategist in agenzia pubblicitaria) ho degli “anticorpi”, diciamo, perché conosco e uso quotidianamente per lavoro gli strumenti del mestiere.

Ma tornando alla nicchia, io non l’ho cercata volontariamente. Non mi sono messa a tavolino dicendomi “adesso voglio creare un blog che si distingua dagli altri e quindi voglio trovare un argomento di nicchia”. Diciamo che nel mio caso, l’argomento era già nella mia vita (anni di frequentazione di dating app, decine di appuntamenti con alti e bassi). L’argomento è venuto a me. Lo possedevo. Dovevo solo dargli una voce.
Prima gli ho dato una voce ma senza volto. Infatti l’ho gestito in anonimo per un annetto. Poi l’anonimato mi è risultato sempre più soffocante e allora ho capito che per instaurare davvero quell’empatia con chi mi seguiva, dovevo abbinare anche un volto alle parole scritte. Così mi sono svelata (con un evento con speed date a Milano a giugno 2018, diventato poi un format che reitero quando trovo il tempo!).


Da quando “ci ho messo la faccia”, la Community di “Match and the City” è cresciuta sensibilmente. Oggi conta Facebook (Pagina e Gruppo), Instagram, un format di eventi e un neonato podcast prodotto da Querty e disponibile anche su Fortune appunto.

Alimentare la Community è un lavoro quotidiano. Se vogliamo, è simile a quello che si dice di una relazione amorosa (curioso che io usi questa metafora in una fase in cui non sto attivamente cercando l’amore): devi coltivare ogni giorno il sentimento, far sentire che ci sei e che stai facendo qualcosa per l’altro, per chi ti segue. Se poi, come la mia, la Community è incentrata anche su una mission sociale che tocca temi intimi e privati (sensibilizzare sulla sessualità, sulle dinamiche degli incontri online, su tematiche femministe ed LGBT) è ancora più importante essere presenti e offrire contenuti validi.

Dunque, per tirare le somme, quali sono gli ingredienti fondamentali per creare e alimentare una Community?

  1.  Trovare la tua nicchia o un modo “di nicchia” per affrontare un argomento;
  2. Scegliere i canali giusti dove comunicare (e qui o siete del settore, oppure dovete studiare ed osservare bene le differenze tra le varie piattaforme, oppure potete fare dei corsi, non farlocchi possibilmente);
  3. Offrire contenuti di valore: chi ti segue deve avere un “plus” reale, gli devi dare qualcosa che non può trovare altrove. La perfezione tecnica arriva in secondo piano rispetto al contenuto, anche se è importante lo stesso, soprattutto su canali molto visuali ed estetici come Instagram oppure una qualità dignitosa a livello audio per un podcast;
  4. Offrire questi contenuti con costanza: sparire per dei periodi, lasciare buchi di comunicazione, è deleterio, soprattutto nello scenario di oggi che è nutrito di Stories con un ciclo di vita di ventiquattro ore. Le Stories hanno sostituito (o si sono affiancate) alla televisione e come essa entrano nelle “case degli italiani”, nelle loro vite, ogni giorno.
  5. Dare la giusta visibilità a questi contenuti: come sappiamo, l’algoritmo di Facebook ha ormai schiacciato rasoterra la reach organica (persone che visualizzano i tuoi contenuti senza sponsorizzazione). Sponsorizzare online i contenuti più ingaggianti può dare un bel boost alla tua visibilità (ma il boost si paga, fattene una ragione ed eventualmente quindi prevedi del budget a supporto).

A margine di tutto ciò, ma non per importanza, io inserirei anche:
“Fai tutto questo con onestà e umanità”.

Non è da sottovalutare oggi che viviamo nella “società dell’odio” provare sempre a “restare umani”, anche quando si tratta di far fiorire il nostro business e trarne possibilmente un guadagno.
Le persone avvertono questi valori e li apprezzano.

La mia conquista personale è un complimento che ho ricevuto, che diceva: “ti seguo per la tua spontaneità e perché tu sei POP nel senso bello e utile del termine”. Non è infatti facile cavalcare le strategie di marketing senza vendere l’anima al Diavolo. Io spero di riuscirci sempre meglio e anche in futuro.

Una Community nutrita quotidianamente diventa una cerchia di persone (più o meno vasta) fidelizzata, che ti segue con costanza e che ti reputa “autorevole” in un determinato ambito. È proprio presso questa cerchia di persone che trovi lo zoccolo duro da cui partire per lanciare un podcast: sei (quasi) certo che loro saranno i tuoi early adopter o beta tester, saranno i primi ad ascoltarti, il tuo pubblico di riferimento.

Nel mio caso poi, chi mi segue non ha costituito solo un pubblico, ma anche una risorsa umana per creare il podcast stesso: le storie di cui faccio collage nel mio podcast “Match and the City” infatti provengono proprio dalle ragazze e donne che mi seguono all’interno della Commuity che ho costruito.

Il podcast non esisterebbe senza di loro e le loro voci che ne costituiscono il tessuto vivo. Per questo ho da subito amato chiamarlo un podcast “corale”.

Ogni mese in questo podcast infatti scelgo un episodio legato ai miei temi e chiedo di inviarmi le proprie riflessioni via nota vocale su Telegram. Un po’ come quando commentiamo gioie e dolori con le nostre amiche su Whatsapp! Una dimensione intima e profondamente umana, seppure scalata su migliaia di follower. Ecco cosa intendo quando dico “restiamo umani”.

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