BlogCast: da blog a podcast senza perdere pubblico e guadagni

Da blog a podcast senza perdere guadagni

Ciao. Sono Alessio. Ho 39 anni e sono un PodCaster.

Cavoli, iniziare in questo modo sembra quasi di essere in una comunità per il recupero della salute mentale.

Ma in fondo non è che siamo poi tanto distanti da questo concetto se si considera che solo 4 anni fa ho messo in piedi un blog che mi ha dato l’indipendenza economica (si… ci pago le bollette, la macchina ecc…) e da meno di un anno ho sconvolto totalmente il mio progetto per fare il “podcaster”.

Ma in questa storia non voglio raccontarti di come si può avviare un’attività on-line senza essere per forza uno sbarbato 20enne.

Ho già detto in più di un’occasione che l’idea dell’ “ormai sono troppo vecchio” è una delle cavolate più assurde mai inventate per giustificare la pigrizia e paura di uscire dalla “zona di comfort”.

Oggi voglio raccontarti del perché e come ho fatto a trasformare un blog, si… di quelli classici, che mi genera delle buone rendite per vivere facendo il “blogger”, in un PodCast che, ugualmente, mi permette di avere delle rendite. Ma andiamo per passi.

LE ORIGINI

Non ha senso raccontare la storia, vita, morte e miracoli del mio progetto pertanto cerco di riassumere tutto in poche righe:

Mi occupo di fotografia. È la mia passione.

Alla fine del 2014 sento l’esigenza di parlare di fotografia sulla base del mio punto di vista e sensibilità e soprattutto penso di poter spiegare a tanti appassionati e principianti le varie tecniche fotografiche in modo “semplice” senza dover necessariamente far ricorso a paroloni tecnici o argomentare in modo troppo complesso.

L’idea è quella di produrre materiali informativi originali, di facile comprensione, su un sito privo di pubblicità e banner se non per promuovere prodotti da me realizzati.

Di fatti la logica per monetizzare non si basava, come facevano tutti in quel momento, nel creare degli articoli “click baiting” (ovvero articoli privi di contenuto con titoli provocanti messi li solo per attirare le persone) tappezzando poi il sito web di banner pubblicitari.

La logica di monetizzazione si basa esclusivamente sulla proposta e vendita di materiali di approfondimento degli argomenti che io vado a spiegare “gratuitamente” con gli articoli che pubblicavo ogni settimana.

LA CRESCITA

Il progetto così strutturato è stato sicuramente apprezzato come dimostrano i fatti. Infatti è cresciuto – sempre considerando la forte concorrenza – molto bene ed abbastanza velocemente.

Nel giro di circa un anno c’è stata la vera e propria svolta che ha portato, l’allora blog che macinava qualche centinaio di visite mensili, a posizionarsi sempre meglio nelle “classifiche google” tanto che attualmente sono presente quasi sempre in prima pagina quando si cercano informazioni in ambito fotografico e viaggio su un traffico di circa 100k visitatori mensili (oltre 3000 giornalieri).

L’aspetto economico ovviamente ne ha giovato, infatti tutto questo mi ha permesso di raggiungere la tanto ricercata indipendenza economica solo dall’attività online.

E IL PODCAST?

Ok… so che ora ti sei già rotto le scatole e vorresti sapere che cosa c’entra tutta questa pappardella con il PodCast.

Beh… c’entra eccome! Perché è stato proprio questo “successo” che mi ha portato a scoprire il PodCast.

Tutto parte dal fatto che, detto tra noi, blogging non è poi così divertente, anzi… può essere molto noioso star li a dover scrivere ogni settimana un articolo e io sono una persona che si annoia abbastanza velocemente se non trova stimoli nuovi ed interessanti.

Ma soprattutto ero arrivato ad essere un “fotografo” che parlava di “fotografia” ma obbligato a stare per la maggiorate del tempo davanti ad un computer a documentarmi e scrivere articoli invece che in giro per i prati a fotografare le margherite.

Che gran bella soddisfazione! Sto ironizzando ovviamente.

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LA SCINTILLA

Poco da fare, mi sono trovato in un limbo dove da un lato avevo bisogno di più tempo per me, per dedicarmi a quello che in fondo aveva fatto nascere tutto: la passione per la fotografia.

Dall’altro però non potevo “mollare l’osso” perché il web è una brutta bestia: se smetti di lavorarci scompari quasi subito inghiottito dalla concorrenza. Te l’avevo già detto che il mio settore è molto inflazionato?
Ma dovevo dare una svolta al progetto (o mia vita professionale forse…) in modo da poter fare le stesse cose in modo più veloce, perdendo meno tempo ma mantenendo la qualità elevata.

Ed è proprio in questo contesto che l’idea del PodCast mi si è accesa in testa.
Certo… sapevo cos’era un PodCast ma non ci avevo mai dato molta importanza ed interesse, in fondo

che cosa c’entrava la fotografia, che è una cosa prettamente “visiva”, con il PodCast che è invece di “visivo” non ha nulla (cosa non vera… vediamo se comprendi il perché)?

Effettivamente potrebbe sembrare una missione impossibile, ma ho voluto ugualmente tentare realizzando, assieme ad alcuni miei collaboratori, delle puntate dove parlavo di fotografia assieme a loro eh… porca la miseriaccia… funzionava!

C’era interesse. C’erano ascolti. Le persone davano feedback positivi.

Ed avevo impiegato solo 2 ore del mio tempo per fare una puntata! Altro che lavorare 6 giorni per pubblicare l’articolo!

L’EVOLUZIONE

E si arriva a Marzo 2018. Il blog viaggia sempre meglio, molto meglio anche dell’anno 2017 (+40% fatturato +70% di utili) e sono sempre più consapevole che il PodCast è lo strumento che mi serviva nonostante mi limiti ancora a fare una puntata ogni 2-3 settimane.

Il PodCast era la mia “via di fuga”, il mio “crea tempo” perché di fatto riuscivo a spiegare dei concetti tramite un audio di 10 minuti al posto di un articolo dove, per spiegare il medesimo concetto, dovevo perdere ore su ore a scrivere, rettificare, controllare, riscrivere, inserire foto, impaginare, formattare… Tutto tempo risparmiato.

Così prendo una decisione, un pò come ha fatto Casey Neistat, noto YouTuber che ho scoperto solo mesi dopo: fare un podcast al giorno.

16 Aprile 2018
Da questa data comincio a pubblicare 1 PodCast al giorno. Uno dietro l’altro. Magari non sono perfettamente costante, qualche giornata nell’arco dei mesi successivi scappa, ma in linea di massima questo è il ritmo.

Come dicevo, fare PodCast mi porta via molto meno tempo. Preso il ritmo sono in grado ora di realizzare una puntata completa, editing incluso, in circa 1-2 ore.

Ed il Blog? Semplicemente ho smesso di scrivere articoli. Al posto degli articoli gli utenti trovano il Player di Spreaker con, al massimo, la trascrizione di quello che dico nelle puntate (solo se ho buttato giù degli appunti, altrimenti nemmeno quelle).

Prendo un rischio grande come una casa, ma chi mi conosce sa che sono una persona che se deve rischiare rischia di suo, non fa fare i test agli altri.

Al massimo che ci perdevo? Al massimo tornavo a pubblicare articoli no?

PERCHÈ IL PODCAST FUNZIONA?

È una domanda che mi sono fatto molte volte e continuo a farmela ogni tanto quando ne parlo con i miei amici del MADMainds (soprannome dato al nostro mastermind composto da Marco Putelli, Alessio e Davide Petucco).
Il PodCast informativo come il mio funziona perché è decisamente più accessibile e porta con sé dei vantaggi:

  1. puoi ascoltarlo mentre fai altro;
  2. puoi interrompere riprendere quando vuoi;
  3. non necessita di post-produzione impegnativa;
  4. puoi realizzarlo anche con uno smartphone;

Inoltre il PodCast – dal lato produttore – non ti vincola ad una piattaforma; YouTube se ti chiude l’account ti fa sparire tutti i video. Facebook se chiude il tuo account fa sparire i tuoi post, articoli ed interventi.

Un PodCast è come un Blog: lo pubblichi su Spreaker e sei subito anche su, su iTunes, ForTune, GooglePodCast, Spotify ed in tutti i player mondiali, ma se domani Spreaker ti sta stretta puoi spostarti su SoundCloud o scegliere un server alternativo tra le centinaia disponibili.

Insomma… non sei vincolato alla piattaforma e questo significa che sei sostanzialmente “libero”.

Ma ora arrivo al concetto chiave del mio successo espresso qualche paragrafo fa: “che cosa c’entrava la fotografia, che è una cosa prettamente visiva, con il PodCast che è invece di “visivo” non ha nulla?

La risposta in realtà era molto semplice e me l’ha data un mio ascoltatore: l’immaginazione.

Nelle mie puntate, dove parlo di fotografia o di una tecnica fotografica o descrivo una situazione, faccio cavalcare l’immaginazione dell’ascoltatore. E l’immaginazione, alla fine, è qualcosa di prettamente visivo.

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